VISITA PASTORALE

Dal 24 al 27 giugno il nostro Arcivescovo Card. Matteo Maria Zuppi sarà a Cento per la Visita Pastorale alla nostra zona.
Saranno giorni ricchi di incontri, eventi e momenti di preghiera come da programma allegato.
Sarà possibile seguire alcuni eventi in diretta streaming sulla pagina YouTube della Zona Pastorale di Cento.

Convegno: LA SFIDA DELL’IMMIGRAZIONE

Sabato 10 aprile 2021 ore 15.30 il Centro Studi “Girolamo Baruffaldi” vi invita a partecipare al convegno LA SFIDA DELL’IMMIGRAZIONE. Un segno dei tempi.

In diretta dalla Sala Rossa del Palazzo del Governatore.

PERCORSI IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO 2021

Per tutti quelli che desiderano sposarsi nel Signore

La decisione di “sposarsi nel Signore” contiene anche una dimensione missionaria che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti.

Papa Francesco

Per informazioni ed iscrizione:
info@parrocchiapenzale.it — Don Enrico: 371 3560262
stefaniamanferdini@libero.it — Stefania: 346 9655153


Gli incontri si svolgeranno il venerdì, alle ore 20.00, dal 5 febbraio al 26 marzo 2021 presso la parrocchia di Penzale.

Per partecipare è consigliato iscriversi, con un po’ di anticipo rispetto all’inizio del Percorso, telefonando o inviando una mail.

Il calendario diocesano completo degli incontri è disponibile sul sito della chiesa di Bologna: https://famiglia.chiesadibologna.it/percorsi-in-preparazio…/

COLLETTA ALIMENTARE

In questo tempo di Avvento promuoviamo una Colletta Alimentare in collaborazione con le Caritas per i bambini poveri delle nostre Parrocchie. Vi invitiamo a donare questi generi alimentari: latte di crescita, omogeneizzati di frutta, biscotti per l’infanzia, prima pappa; e anche pannolini e prodotti per l’igiene. Potrete portare i vostri doni la domenica mattina in Chiesa, prima dell’inizio della celebrazione della Messa.

Parrocchie di San Biagio e San Pietro – Cento L’ACQUA VIVA

Commento al Vangelo 15 Marzo 2020

Il Vangelo di questa III^ domenica di Quaresima è chiaramente la storia di un incontro. Un incontro avvenuto al pozzo di Sicar, tra due persone che, a prima vista, sono molto lontane tra di loro. Che cos’hanno in comune quest’uomo che viene da Nazaret e percorre i villaggi portando un lieto annuncio e quella donna dalla vita piuttosto tumultuosa? Che intesa ci può essere tra un ebreo autentico, educato secondo la tradizione dei padri, ed una samaritana che risulta per molti aspetti estranea ai luoghi e alle parole con cui si manifesta la fede di Israele? A separarli non è solo la loro storia personale, ma anche la ruggine che esiste tra i rispettivi popoli, il fatto che sono un uomo e una donna soggetti alle regole dell’epoca …
Eppure l’imprevedibile accade e la Samaritana finisce col riconoscere che quello che ha davanti non è solo un maestro, un profeta, ma il Salvatore! Il Vangelo di questa domenica riguarda ognuno di noi perché ci interpella sui nostri bisogni più autentici, come la Samaritana che grazie a Cristo comprese di avere bisogno di “un’acqua viva” che solo quel Giudeo era in grado di darle. Sembra che la parola crisi in cinese contenga il significato di opportunità, oltre a quello universalmente riconosciuto di pericolo. Un pericolo che può diventare un’opportunità.

Il coronavirus può diventare un’opportunità, perché ci obbliga ad un nuovo stile di vita. Viviamo un tempo strano, dominato dalla paura per un nemico invisibile. Ma il coronavirus può diventare una lezione sul senso della vita se riusciamo a cogliervi l’appello a un vivere insieme in cui coniugare l’amore di sé e l’amore dell’altro, ad abitare la Terra come la nostra Casa. Dice Papa Francesco che “uno dei fenomeni che segna la cultura attuale è la chiusura degli orizzonti trascendenti, il ripiegamento su se stessi, l’attaccamento quasi esclusivo al presente”. Il nostro mondo assomiglia ad un banchetto triste, dove la pancia è satolla ma la mente è vuota. Il Vangelo di questa domenica ci invita ad andare oltre le apparenze, alla ricerca dei nostri veri bisogni, che sono quelli dell’anima. Dice un proverbio tuareg: “Dio ha creato un paese pieno di acqua perché gli uomini possano vivere e un paese senz’acqua perché gli uomini abbiano sete, e ha creato il deserto: un paese con e senz’acqua, perché gli uomini trovino la loro anima”. Il Vangelo di questa domenica riguarda ognuno di noi perché riguarda la storia del nostro incontro con Cristo. Anche a noi è accaduto, un giorno, di fermarci al pozzo di Sicar, un luogo del tutto abituale della nostra esistenza, legato alle nostre necessità. E lì abbiamo incontrato Qualcuno che, all’apparenza, sembrava più uno che attendeva aiuto che uno in grado di fornirlo, più un povero che domanda che un ricco che offre e dona. Eppure proprio da lì, dalle sue parole, qualcosa si è destato nel profondo del nostro animo. Ascoltandolo, abbiamo avvertito farsi strada in noi un desiderio sconosciuto, che non coincideva con i desideri di sempre: non l’acqua dei pozzi che scavano gli uomini che sono soggetti alle calamità e all’inquinamento, un’acqua che non disseta, ma un’acqua diversa, “acqua viva”, capace di colmare la sete di vita, di amore, di tenerezza e di misericordia che ognuno si porta dentro e si è accresciuto in noi il desiderio di un’esistenza abitata per sempre dalla bontà e dalla pienezza di vita! e si è accresciuto in noi il desiderio di un’esistenza abitata per sempre dalla bontà e dalla pienezza . Ascoltandolo, ci siamo sentiti leggere dentro. Zone oscure del nostro passato, anfratti della nostra storia, regioni che in parte volevamo nascondere alla nostra coscienza sono emerse alla luce. Abbiamo provato più un senso di liberazione, che di vergogna. Forse perché le parole che scavavano dentro di noi non recavano la durezza impietosa del giudice, ma la delicatezza e la compassione di chi ci amava veramente. Ascoltandolo abbiamo imparato a discernere ciò che è autentico, ad andare all’essenziale.

Il Vangelo di questa domenica ci ha fatto intravedere l’opportunità di un nuovo rapporto con Dio da adorare “in spirito e verità”. Il coronavirus ci ha imposto la limitazione del darsi la mano, che per noi era segno di vita, di vicinanza, di accoglienza, di riconciliazione. Il darsi la mano è un contatto non solo dei corpi, ma anche delle anime. “Non toccatevi, il virus potrebbe insinuarsi nelle pieghe del vostro contatto” ci si raccomanda. Questa limitazione può diventare l’opportunità per riscoprire la centralità del guardarsi. Adorare Dio “in spirito e verità”: contemplare il volto di Dio rivelatosi nel Volto umano di Cristo! Contemplare il volto dell’altro, come il volto di un fratello non da allontanare, ma da accogliere! Solo tu, Signore, puoi donarmi quest’acqua viva che corrisponde alla mia sete di infinito.


Don Stefano

Parrocchie di San Biagio e San Pietro di Cento “ALZATEVI E CAMMINATE”

Commento al Vangelo 8 Marzo 2020

Il Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima è molto illuminante. Siamo sul Tabor. Davanti ai tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni è apparsa la visione del Signore trasfigurato. Un’atmosfera di gloria e di indicibile pace è calata sul monte e li avvolge tutti. Per i tre apostoli, reduci da fatiche, dubbi e contrasti, è come sentirsi improvvisamente dentro un porto tranquillo dopo la tempesta: “E’ bello per noi stare qui…”.


Vogliono fermarsi; pensano già concretamente a come realizzare il progetto: “Facciamo tre tende…”. Ma ecco che Gesù si alza, li scuote e dice loro: “Alzatevi!” e, senza fiatare, anche se a malincuore, si avviano al piano, dove trovano la folla e gli altri apostoli, dove ritrovano la fatica, il dubbio e il contrasto.
Questo momento del Vangelo illumina un’esperienza di tanti, di tutti, sia a livello personale che a livello sociale. Arriva il momento che nell’esistenza di una persona, di una famiglia o di una società si stabilisce una certa calma, o addirittura la felicità. Le difficoltà si sono appianate, ci si intende, si è contenti del proprio lavoro, dei propri figli; la vita appare bella e piena di promesse per l’avvenire. Ci sembra di essere finalmente sul Tabor. La spinta ad adagiarci in questa situazione è irresistibile. Vorremmo non sentire più parlare di dolore, di lutti intorno a noi; vorremmo andare avanti così all’indefinito. E’ bello stare qui!


Qualche volta il Signore, nei suoi piani, lascia l’uomo o le società per parecchio tempo o per sempre in questo porto tranquillo. Gli occorre che ci siano anche segni di questo tipo nel mondo. Ma è l’eccezione. Il più delle volte, ci viene vicino, ci scuote e dice anche a noi: Alzati! E ci ributta così nel vortice della vita, tra pene, contraddizioni, contrasti e malattie. Uno è costretto a fare salti mortali per far quadrare il bilancio familiare, uno si trascina, da un ospedale all’altro, al capezzale di un congiunto, uno è tradito nell’affetto,
uno è avvolto dal buio dell’incertezza, uno è paralizzato dalla paura per un contagio da virus, uno è provocato dall’immigrazione …
E’ il destino di ogni uomo, di tutti gli uomini. La differenza sta nell’atteggiamento che l’uomo assume di fronte a questa esperienza, nello spirito con cui la vive, dalla risposta che si dà a quell’ “Alzati e cammina!” che il Signore ci rivolge.
Cammina dove? Verso l’altro. Sarebbe devastante un ragionamento di questo tipo: se voglio star bene ed essere sicuro devo indossare una mascherina e guardarmi dal contatto con l’estraneo. Il coronavirus sembra essere diventato oggi anche un sintomo (o un simbolo) di una più generale condizione di paura che ci portiamo dentro. Un recente sondaggio ha messo in luce quanto gli italiani avvertano paura. Quali paure?
Solo un dato esemplare: il 72% teme che i propri figli non riescano ad avere uno standard di vita decente e il 58% che non riescano a costruirsi una famiglia. La paura del futuro: questo è oggi il virus dell’anima. Il primo effetto del contagio da virus della paura è l’anima arida, la desolazione. Il primo compito di un cattolico è, innanzitutto, la lotta all’inaridimento, alla chiusura, all’autoreferenzialità dei singoli come delle società. Viviamo pieni di sospetti verso l’altro per affermare, si dice, la nostra identità. Una specifica forma virale di paura è il nazionalismo. Ma il cattolicesimo possiede gli anticorpi per debellare questo virus. La parola “cattolico” vuol dire “universale”: “Cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, non separatistico. Queste ideologie non sono cristiane, ma finiscono con il non essere neppure umane”
(Papa Pio XI, Agli Assistenti ecclesiastici dell’Azione Cattolica, anno 1938).
“Alzatevi e camminate” dice a noi oggi il Signore e fatevi carico delle attese, delle paure, dei cambiamenti e dei problemi della gente che vi interpellano ad agire.

“Alzatevi e non temete”.

Don Stefano